Trump e il Referendum

Alla vigilia del voto referendario in Italia, il mondo si è sorpreso della vittoria alle elezioni presidenziali americane del miliardario Trump. Tutti i commentatori si interrogano ancora sulle ragioni di questo risultato che avrà certamente ripercussioni nel complicato panorama internazionale. Le elite della comunicazione non si spiegano come sia stato possibile che la maggioranza degli elettori abbia dato fiducia ad un uomo il cui programma elettorale è stato definito “istintivo” e quindi, per sua stessa natura, privo di una direzione prevedibile. I sondaggi non avevano ipotizzato questo risultato, ma con una tensione incontrollabile i giornalisti main stream continuano a farvi riferimento, dimostrando una scarsa capacità di analisi critica.
Parlando di politica interna i professionisti dell'informazione accreditano la vittoria del NO al referendum costituzionale dando ancora ascolto alle tradizionali agenzie di ricerca di mercato. Evidentemente non hanno capito la lezione Trump.
Il magnate statunitense ha vinto perché, tra i due contendenti, era l'unico che conciliava due importanti bisogni dell'elettorato: primo tra tutti il 'cambiamento' rispetto alla vecchia politica e secondariamente il richiamo ai valori tradizionali della cultura americana. Lui più della Clinton ha incarnato il sogno americano.
Con la vittoria di Trump, sui social media, molti italiani hanno dato sfogo alle frustrazioni dopo aver subito per vent'anni gli sfottò che si dedicano ad un popolo governato da un potente uomo d'affari avvezzo alle dichiarazioni più imbarazzanti e improntate alla misogenia. Oggi possiamo dire di aver anticipato di molto, il moderno modello americano del presidente di successo.
Avessimo fatto tesoro dell'esperienza passata, avremmo di che gioire. Evidentemente noi italiani non ci accontentiamo di questo primato e ci siamo spinti ancora più in là. Abbiamo inventato l'icona del giovane presidente, rottamatore e senza un mestiere. L'immagine è esportabile e di sicuro successo soprattutto se associata ad un profilo psicologico e politico come quello di Matteo Renzi. Un ragazzo sveglio, abile nel mentire e capace di stare dalla parte di chi conta. L'uomo della 'finanza' infiltrato nelle fila di quella che un tempo si chiamava Sinistra. L'uomo ideale per confondere le acque e demolire gli ultimi resti di uno stato sociale che tanto stride col modello economico dominante.
Chissà se il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà democratico...
Domenica l'Italia tornerà alle urne per votare la riforma costituzionale Boschi-Verdini. I sondaggi danno per vincente il No... è come una premonizione di una sventura assicurata.
Renzi sta riuscendo abilmente a far passare il messaggio che la Costituzione è vecchia e va ammodernata con l'obiettivo della “governabilità” e della “riduzione dei costi della politica”. La governabilità è strettamente legata alla legge elettorale che tutti vorrebbero cambiare, ma non ci è dato conoscere che tipo di proposta si farà in merito. Non è un dettaglio di poco conto. La riduzione dei costi della politica è un argomento di forte presa nell'opinione pubblica, ma le ricadute che avrà questa riforma saranno paradossali e devastanti. Un esempio per tutti.
Il 'Passante autostradale Nord' a Bologna. Una striscia di oltre quartanta chilometri di asfalto inutile che avrebbe distrutto bellissime campagne e dilapidato un miliardo e mezzo di denaro pubblico. Per fortuna l'inutile progetto non si realizzerà grazie all'ostruzione di tre sindaci dell'area metropolitana che hanno bloccato questa grande opera.
Se ci fosse stata in vigore la nuova riforma, il governo Renzi avrebbe posto la questione del “prioritario interesse nazionale”, l'opera si sarebbe costruita e quindi i sindaci e i cittadini avrebbero dovuto subire in silenzio gli effetti devastanti di un progetto così sbagliato. Quanti progetti ci sono in Italia come il Passante Nord o il ponte sullo stretto di Messina? Quanto ci costeranno in termini economici ed ambientali? Certamente molto di più dello stipendio dei senatori defenestrati da palazzo Madama.
Con la riforma costituzionale si otterrà un triplice effetto. Si ridurranno drasticamente le capacità dei cittadini e degli amministratori locali virtuosi di influire sulle grandi scelte strategiche dei territori. Aumenterà la distanza tra cittadini ed eletti. Non potremo più votare i senatori.
Ma di questo si parla poco.
Renzi al pari di Trump agita a suo vantaggio il disagio delle persone. Entrambi scaricano le colpe degli effetti delle diseguaglianze sui governi che li hanno preceduti. Renzi dimentica che il suo è quello che più di tutti ha creato precarità e macelleria sociale. Mentre Trump finge di non capire quanto sia incoerente non pagare le tasse e chiedere il rispetto delle regole ai cittadini del proprio paese.
Nonostante questo, complici i mezzi d'informazione e la disillusione delle persone, oggi Renzi e Trump rappresentano il “nuovo”. Leader molto diversi che incarnano modelli ben costruiti e vincenti da seguire ed emulare.
La vittoria di Trump ha quindi molte analogie con una vittoria del SI al referendum italiano.
Vale la pena sottolineare anche i demeriti degli avversari politici. Trump si è trovato ad affrontare una candidata della vecchia politica, per nulla empatica e non credibile. Renzi invece trova un'autostrada libera verso la vittoria tutte le volte in cui ricorda che a votare per il No sono D'Alema e Berlusconi. Il residuale consenso rimasto a disposizione di D'Alema, non compenserà mai il comprensibile effetto repulsivo degli indecisi che per riflesso andranno a votare un Si convinto.
Un altro fattore determinante risiede nella mancanza di una proposta politica conseguente alla vittoria del NO. Sono tantissime le persone non renziane che preferiscono una affermazione dell'arrogante giovanotto rispetto all'incertezza di non avere alternative. Difficile spiegare in questa contingenza che l'alternativa va costruita col tempo e con tanto impegno, perché si vota tra pochi giorni. Le risposte servirebbero subito.
L'unica speranza che ha il fronte del No di vincere il referendum, è che l'elettore faccia un'attenta analisi dei contenuti della riforma.
Per tutte queste ragioni credo che, al pari delle elezioni americane, le previsioni dei sondaggi non siano da prendere in considerazione e che il fronte del SI ha purtroppo ottime probabilità di vincere la sfida.
L'unica cosa che si può prevedere con certezza nel breve periodo e a prescindere dall'esito del voto del 4 dicembre, è il rinnovamento del patto del Nazareno per cambiare la legge elettorale e per governare insieme, Berlusconi e il suo coerente delfino Renzi, dopo le prossime elezioni politiche.
Dopo il 4 dicembre è indispensabile impegnarsi per costruire un'alternativa politica veramente nuova, credibile e unita dall'obiettivo di realizzare un'unica grande riforma: togliere l'obbligatorietà del pareggio di bilancio e rendere applicata la Costituzione.
Lorenzo Alberghini

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