Sanità e regione

sanita-elezioni-regionali-2014Bonaccini tenta di scaldare la campagna elettorale proponendo di dimezzare le liste d'attesa.
Il proposito sarebbe lodevole se non provenisse dal PD.
Il partito di Bonaccini infatti si è contraddistinto negli ultimi anni per aver chiuso interi reparti (ad esempio la chirurgia del Bellaria).
E' del tutto evidente che se si chiudono i reparti e non si predispongono ampliamenti in altre strutture gli effetti che si ottengono sono due: aumento delle liste d'attesa e maggiore ricorso alle strutture sanitarie private.
Ed è proprio li che vuole arrivare il PD stregato ormai da molto tempo dal liberismo berlusconiano: favorire la sanità privata!
Sono giunti all'attenzione delle cronache notizie inerenti alle infiltrazioni mafiose sul nostro territorio che riguardavano attività commerciali o imprese costruttrici. Poco si è detto a riguardo nel campo della sanità.
Cosa si sta muovendo in Emilia Romagna? Chi sono i colossi della sanità privata che operano nel nostro territorio? Il PD a chi vuole affidare la salute dei cittadino?
Il Gruppo Villa Maria (GVM) ad esempio a Bologna controlla Villa Alba ed ha recentemente acquistato la storica Villa Torri.
A capo di GVM troviamo il ragionier Ettore Sansavini chiacchierato milionario con ottimi rapporti col PD (aveva a libro paga Maurizio Cevenini) e con la Compagnia delle Opere (braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione).
Nel 2009 l'associazione “L'Occhio Verde” di Ravenna chiese conto alla Regione Emilia Romagna, quindi al PD di Errani e Bonaccini, dei rimborsi che Sansavini recepiva alla luce delle convenzioni in essere.


(…) Chiediamo, quindi, di far luce sulle convenzioni in essere e di volerci dare precise risposte, fornendoci accurata garanzia che la convenzione con il Gruppo Villa Maria sia gestita nella più totale trasparenza e aderenza alle vigenti leggi antimafia (regolare certificato e verifiche sui subappalti) e che in tale rapporto non si intravede alcun tipo di reato».

La Regione rispose che: «nelle more del procedimento per l’accreditamento definitivo siano da considerarsi accreditate “le strutture private che risultino provvisoriamente accreditate”» e che «dopo numerose proroghe» è stata fissata una data di scadenza per la definizione di tutto al 31 dicembre 2010.

La risposta della Regione fu una confessione: dopo quasi vent’anni di provvisorietà, «tutte le strutture di cui alla legge 724/94 hanno presentato domanda di accreditamento e sono state sottoposte a visita di verifica con la finalità di accertare la sussistenza delle caratteristiche organizzative e qualitative richieste per l’accreditamento».

In altre parole, finché le cose stavano così, il certificato antimafia non sarebbe stato obbligatorio. Nessuno, dal 1993 al 2010, si era posto il problema del certificato antimafia.

Al posto di sventolare slogan vuoti fatti da burocrati senza uno straccio di professionalità o di competenze nel campo, ci piacerebbe sapere come si è evoluta la faccenda dal 2010 ad oggi?

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